Sostiene Pereira di Antonio Tabucchi

Non avevo mai letto Sostiene Pereira perché c’era qualcosa nel titolo e quel modo di rivolgersi al lettore che mi infastidiva. Come se mi aspettassi di leggere la cronaca di qualcosa. Quel sostiene mi allontanava. Qualche settimana fa ho iniziato un laboratorio di scrittura intitolato Storie (quasi) vere e nelle letture consigliate mi sono ritrovata questo libro.

Una storia (quasi) vera è qualcosa che non è del tutto vero, ma è una storia che per qualche motivo ha riguardato chi l’ha scritta. Sostiene Pereira ha riguardato anche a me, che l’ho letto.

Pereira è un ex giornalista di cronaca nera a cui viene affidata la pagina culturale di un giornale del pomeriggio, il “Lisboa”. Ama la letteratura del passato, soprattutto francese, ed è come se il passato diventasse l’unica sua dimensione di vita. Il passato insieme alla morte. Scrive necrologi anticipati e elogi funebri degli scrittori scomparsi a cui dedica una sezione della pagina che chiama ricorrenze. E vive nel ricordo della moglie morta, con cui parla rivolgendosi al suo ritratto, che porta sempre con sé, e nel rimpianto di non avere mai avuto un figlio. Sganciato completamente da quello che succede nel mondo, nel presente. È l’incontro con un giovane, Monteiro Rossi, a obbligarlo a prendere contatto con la realtà. E a condurlo in un lento e doloroso percorso di consapevolezza e crescita interiore che lo porterà, alla fine, ad una presa di posizione coraggiosa e molto lontana dal personaggio conosciuto all’inizio. Intenso anche l’incontro con il dottor Cardoso, che gli parla di Freud, che legge la sua condizione interiore come un conflitto tra un forte superego e un nuovo io egemone. Un personaggio che sembra secondario, ma che diventa centrale nel dar voce al conflitto interiore di Pereira, fornendogli la forza e legittimando il suo cambiamento.

La storia è ambientata a Lisbona, in Portogallo nel periodo del salazarismo portoghese, del fascismo italiano e della guerra civile spagnola. Ma al di là del periodo, al di là dell’ambiente in cui la storia è narrata, credo che Sostiene Pereira possa riguardare tutti. Pereira potremmo essere tutti noi. Per quella grandissima fatica di cambiare e anche per il coraggio di riuscire a farlo. Finalmente.

Sostiene Pereira è un libro che tutti dovremmo leggere. Tutti.

L’opera di Antonio Tabucchi è diventata una graphic novel grazie alle bellissime illustrazioni di Pierre-Henry Gomont, quella del protagonista viene ripresa nel segnalibro.

Buona lettura.

 

Pastorale Americana di Philip Roth

Nella quarta di copertina Alessandro Baricco lo definisce “Il libro più bello degli ultimi anni della letteratura americana ” e vi troviamo una breve descrizione. Seymour Levov è un ricco americano di successo:al liceo lo chiamano “lo Svedese”. Ciò che pare attenderlo negli anni Cinquanta è una vita di successi professionali e gioie familiari. Finchè le contraddizioni del conflitto in Vietnam non coinvolgono anche lui e l’adorata figlia Merry, decisa a portare la guerra in casa, letteralmente. Un libro sull’amore e sull’odio per l’America, sul desiderio di appartenere a un sogno di pace, prosperità e ordine, sul rifiuto dell’ipocrisia e della falsità celate in quello stesso sogno.

Questo libro nel 1997 ha vinto il Pulitzer per la letteratura e nel 1998 il più alto riconoscimento americano per la narrativa. Premio più che meritato. A mio parere, Roth è la narrativa. Al di là dei contenuti, della storia, lo stile narrativo di Roth riesce a farti sentire dentro la storia, con i sentimenti che riesce ad evocare: un protagonista  che per ogni cosa apre molte, infinte associazioni, dettagliate, piene di particolari, esasperanti. Tutto questo, inconsapevolmente, per non entrare in contatto con quello che succede dentro e fuori di lui, senza mai entrare veramente in contatto con chi gli sta accanto. La bomba. Che ti obbliga con violenza a renderti conto di chi hai davanti. Guardami, guarda chi sono, chi sono diventata! Un’esplosione. Una reazione che senti nascere dentro di te mentre leggi le infinte descrizioni di questo uomo incapace di reagire da cui ti senti non visto. Monologhi, quasi, senza fine. O meglio, la sua fine.

Nel segnalibro, un’apparente normalità che viene interrotta da un’esplosione.